will_p: (Trohley)
[personal profile] will_p
Titolo: Dressed to the nines
Autore: [livejournal.com profile] p_will
Beta: [livejournal.com profile] harleen313 & [livejournal.com profile] mrs_toro_or appena tornata <3
Disclaimer: Falso come la mia sanità mentale.
Raiting: NC17
Personaggi/Pairing: Andy/Joe
Avvertimenti: slash, pwp, al solito
Note: Scritta per il P0rn Fest di [livejournal.com profile] fanfic_italia, da uno dei prompt di [livejournal.com profile] faechan "Andy/Joe, cravatta" \o/
Summary: "Ma non è per vanità, o per quanto i completi di Pete possano essere esilaranti, che a Joe piacciono le premiazioni ufficiali."


L’unico motivo per cui a Joe piacciono gli eventi importanti è che sono costretti a vestirsi da persone normali - “normali” per i loro standard: Pete non ha ancora capito che gli smoking non sono fatti per le paillettes - o comunque con una parvenza di eleganza. Ma non è per vanità, o per quanto i completi di Pete possano essere esilaranti, che a Joe piacciono le premiazioni ufficiali.
È per Andy.
Per la maniera in cui i pantaloni gli scendono sulle gambe, per i tatuaggi che sbucano appena da sotto le maniche della giacca, per le sue dannate cravatte. Soprattutto per le cravatte.
Andy è l’unico che sceglie volontariamente di metterla quando gli altri potendo la evitano, l’unico che sapeva già come annodarla al loro primissimo invito a qualcosa che richiedeva l’abito elegante, l’unico che quando ne indossa una fa venire voglia a Joe di strappargli tutti i vestiti e legarlo al primo appiglio disponibile per scoparlo senza pietà.
Di solito deve aspettare dopo la cerimonia, ma comunque.
Dà voce ad alcune di queste considerazioni proprio mentre si stanno preparando, con una limo (una limousine! Quant’è figo? Joe non smetterà mai di esaltarsi per certe cose) in attesa fuori dall’albergo, giusto un piccolo commento sovrappensiero. Andy lo guarda con una faccia strana, le mani sospese a mezz’aria proprio sul nodo della cravatta, e l’ultima cosa che Joe registra prima di essere scaraventato praticamente dentro l’armadio è che Andy sta sorridendo.
Poi si ritrova con i pantaloni alle ginocchia e la testa di Andy tra le gambe, e anche se non gli dispiacerebbe sapere come ha fatto il batterista ad attraversare la stanza in mezzo secondo o quando i suoi pantaloni hanno ceduto alla forza di gravità, non è così importante. Non come Andy che gli ghigna contro la pancia mentre gli abbassa i boxer.
Joe è già eccitato (il discorso sullo strappare vestiti e legare batteristi? Decisamente non un’esagerazione), ma sarebbe semplicemente bastato il respiro di Andy, caldo e umido e non abbastanza a mandarlo fuori di testa.
« Andy… » gracchia e fa per mettergli una mano tra i capelli, sul collo, ovunque per fargli capire di iniziare a fare qualcosa, ma Andy lo blocca ed è sempre con un ghignetto compiaciuto che si toglie la cravatta dal collo e gliela passa attorno al polso e poi tira, strappandogli un lamento dall’aria tutt’altro che sofferente.
« Fermo » sussurra, praticamente attaccato al suo inguine, tanto che Joe sente le parole addosso, scivolargli sulla pelle come rivoletti di calore che lo riducono quasi alle suppliche. Il dannato provocatore gli lancia uno sguardo divertito da sopra la montatura degli occhiali e ride dei suoi balbettii rancorosi prima di prenderlo in bocca senza preavviso, dimostrando di avere più di un talento e che a quanto pare Joe può ancora venire dopo mezzo minuto anche se non ha più quindici anni (ed è successo una volta sola, chiaro?).
No, non è vero, ha autocontrollo. È abbastanza forte da riuscire ad andare avanti anche se Andy in smoking, con i tatuaggi che si intravedono dai primi bottoni slacciati della camicia mentre è inginocchiato ai suoi piedi che succhia come se ne andasse della sua vita (di sicuro ne va di quella di Joe) è probabilmente la cosa più sexy che abbia mai visto. E lui ha visto Vicky T e Greta Salpeter che pomiciavano sopra una bottiglia vuota di JD, eh.
Ma è difficile, maledettamente difficile resistere quando tutto quello che riesce a sentire è caldo e stretto e Dio sì così, una mano di Andy che gli scorre lungo il fianco e l’altra avvolta attorno ai capi della cravatta a tenerlo fermo.
È costretto a piantare la mano libera contro la parete per sorreggersi, boccheggiando mentre sente l’orgasmo farsi sempre più vicino, le gambe che gli tremano mentre cerca di avvertire Andy e tutto quello che riesce ad ansimare è una sfilza di vocali che potrebbero essere imprecazioni o il suo nome.
Non sa se l’altro capisce o no o semplicemente lo ignora, ma si fa scivolare l’erezione di Joe fino in gola e dà uno strattone più forte alla cravatta, e a quel punto è troppo. Si lascia andare con la testa abbandonata all’indietro e gli occhi chiusi, il pugno puntato contro il muro nel disperato tentativo di restare in piedi.
Poi rabbrividisce quando sente Andy sciogliergli la cravatta dal polso, la carezza della seta sulla pelle arrossata, e lascia che Andy gli sistemi la camicia e il colletto con gesti rapidi e inizi ad annodargli la cravatta, guardando la piega concentrata delle sue sopracciglia da dietro palpebre pesanti. È solo vagamente consapevole che con quella cravatta addosso non riuscirà a passare un secondo della serata senza pensare a quanto successo, col risultato che si agiterà sulla poltrona per tutto il tempo, e sa che Andy lo sta facendo a posta perché è indubbiamente una persona crudele, ma non protesta; si limita a mettergli una mano dietro la nuca e abbassarsi a baciarlo lentamente.
Quanto ama gli eventi ufficiali.

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